Borgomanero è conosciuta in tutto il circondario e oltre, per la famosa “festa dell’uva”.

La celebrazione ha origine in una serie di manifestazioni promosse negli anni ‘30 del Novecento. In quel periodo il ministero dell’Agricoltura si attivò per favorire la nascita di eventi legati alla vendemmia, in modo da poter valorizzare ed esaltare il lavoro dei coltivatori e dei viticoltori. La prima "Festa dell'Uva" fu organizzata nel settembre del 1936, voluta dall’allora podestà Gianni Colombo e vide la partecipazione di tutti i paesi vicini che producevano uva.

Precedentemente, una domenica di settembre del 1934 dalla frazione di Santa Cristina di Borgomanero era scesa un carretto colmo d'uva che aveva percorso i quattro corsi distribuendo i grappoli. L'anno successivo un camion addobbato era partito da Romagnano Sesia verso Arona, attraversando Borgomanero, ma certo nulla  a confronto delle celebrazioni del '36.

Il programma, studiato da un apposito Comitato, era organizzato in due giornate: il sabato 18 e la domenica 19 settembre. Durante il sabato si tenne un concorso di vetrine e balconi e  una Mostra delle Uve e dei vini tipici, mentre per la domenica era prevista una Tapulonata all’aperto a mezzogiorno e alle 15 la sfilata dei Carri Popolareschi e Allegorici Vendemmiali.

Alla prima sfilata parteciparono dodici carri, con bande musicali e macchiette sparse, tutti riuniti dal tema della vigna e delle viti. Lungo i corsi ci si poteva rifocillare con tapulonata all'aperto e chioschi per la degustazione del vino.

 L’edizione successiva fu numerata come VIII festa dell’uva, per volere del regime, in modo da vantare una tradizione (falsa) di più antica data e si contò una partecipazione ancora più numerosa, i carri salirono a trentuno e i maggiori quotidiani inviarono i rispettivi corrispondenti per assistere alla manifestazione.

Nel 1938 si ritornò a numerare la festa come terza e in questa occasione si ricorda la sfida, nella competizione per il più bello "Carro Allegorico Vendemmiale" tra il "Caffè Principe" e il "Caffè Commercio". La giuria classificò ex-equo i due carri, con sollievo degli avventori di entrambe i locali che, insieme ai proprietari, si erano tassati per allestire la sfilata. Le immagini della festa furono divulgate dal “Giornale Luce” dell’Eiar-Rai in tutt’Italia. In seguito, per motivi bellici, la sagra fu interrotta e la tradizione ripresa solo nel 1952 con la IV edizione.

Negli anni sessanta e settanta il dominio incontrastato come vincitore di primi premi è per il cav. Francesco Barbaglia, detto Faruk, soprannome che gli fu attribuito dopo aver partecipato alla sagra, con un carro ispirato al deposto sovrano dell’Egitto.

Nel 1967 fu introdotta la “Rassegna Economica novarese”, una sorta di mostra mercato dei migliori prodotti dell'industria, dell'artigianato e del commercio che continuò sino al 1971, con la quinta ed ultima edizione. La rassegne venne poi ripresa dal 1998 con il Borgoinfiera, una rassegna economica che ospita diversi stand.

 Negli anni settanta vennero coinvolti maggiormente i rioni borgomaneresi e nel 1975 s'introdusse il Palio degli Asini, che divenne un’attrattiva caratteristica della manifestazione. Inizialmente la gara si svolgeva in Piazza Salvo d’Acquisto, mentre dal 1979 fu trasferita presso lo stadio comunale.

In origine, con il Palio si aveva il recupero dei vecchi quartieri del Borgo: San Gottardo, San Leonardo, San Rocco e la Valèra.

La festa settembrina termina con la sfilata dei carri allegorici, presenziata dalle maschere della città: la Sciòra Togna e la Carulèna, alle quali il Sindaco consegna le chiavi della città nel giorno di apertura della manifestazione. La prima citazione della Sciòra Togna si trova nell’opuscolo del 1904 inerente alla Mostra dell’indisposizione Artistica tenutasi nel palazzo di S.Spirito. Il personaggio era indicato come il terzo miracolo borgomanerese, dopo la statua estense della Madonna in Piazza Martiri e il Ponte dell’Araldo. Ufficialmente appare dal 1937, insieme alla  Carulèna, il primo sabato della festa tiene un discorso d'apertura.

Le due maschere frutto della fantasia dell'avv. Gianni Colombo e, tranne la parentesi di un anno, durante il quale fu una signora ad interpretare la "Sciòra Togna" (la signora Tersilla Zambrini), furono sempre interpretate da uomini.

La "Sciòra Togna" è una prosperosa, signorile, matrona del ceto medio con abbondanti misure estetiche, mentre la "Carulèna" è la sua fedele servente: una ciarliera e minuta popolana.

Le prime maschere, nel 1936, furono impersonate da Carlo Cattaneo, la Sciòra Togna e da Battista Piemontesi, la Carulèna.

Altri borgomaneresi si alternarono negli anni successivi nel ruolo, animando la "Sagra" e divenendo "padrone del Borgo", per il tempo di durata della manifestazione, sino a giungere agli interpreti d'oggi: Walter Nicolini (Sciòra Togna) e Carlìn Agazzone (Carulèna).

Nel corso degli anni ecco alcuni interpreti delle due maschere: hanno interpretato la "Sciòra Togna": Carlo Cattaneo, Camillo Roi, Tersilla Zambrini Colombo (unica donna), Giuseppe Ruga (Pipìn Scigalón), Candido Rossi (Cimpapìn), Pierino Tinivella (Galinìn), Carletto Fontaneto, Giovanni Pennaglia, Raffaele Jossa, Giampiero Danesi, Antonio Tura, Walter Nicolini, Giancarlo Tinivella, Tiziano Godio, Primo Erbetta, Fulgenzio Sacchettini, Giuseppe Degasperis.

Sono state "Carulène": Giovanni Battista Piemontesi (Barchitón), Giannino Gallo, Guido Tinivella, Carlo Forzani, Carlo Agazzoni, Angelo Boschetti, Alessandro Barcellini, Teresio Pioppi.

 

Tratto da "Lago d'Orta Itinerari tra arte, storia e natura" di Mauro Borzini, Alessandra Salvini e Fabio Valeggia - TLS 2012

 

 

 

La Sagra dell'Uva